Si è conclusa la tre giorni romana del Festival del Lavoro 2026, e con essa uno degli appuntamenti più significativi dell’anno per Fondo Conoscenza. Main sponsor anche di questa edizione, il Fondo ha partecipato ai lavori portando il proprio contributo al dibattito su intelligenza artificiale, trasformazione delle professioni e futuro della formazione continua.

Una presenza che, come ogni anno, va oltre la visibilità: è occasione di confronto, di ascolto e di posizionamento su temi che orientano il senso del nostro lavoro.
Il Centro Congressi La Nuvola ha ospitato sessioni, tavole rotonde e seminari, con la partecipazione di istituzioni, ordini professionali, parti sociali e una comunità vastissima di professionisti del lavoro.
Il dialogo tra regolazione, innovazione e competenze ha attraversato l’intera manifestazione, confermando che il tema dell’intelligenza artificiale non è più un orizzonte futuro: è già dentro le organizzazioni, i contratti, le aule di formazione.
Il seminario: un’aula piena di domande — e di risposte
Il 22 maggio, nell’Aula Opportunità, si è tenuto il seminario “Intelligenza artificiale e lavoro: impatti, competenze e responsabilità”, moderato da Monica Spinazzola, Responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne di Fondo Conoscenza.
La partecipazione è stata ampia e qualificata, segno che i temi toccati intercettano un bisogno reale di orientamento in una fase di transizione normativa e professionale particolarmente significativa.
Paolo Stern, Presidente di NexumStp, consulente del lavoro, docente universitario ed esperto di diritto sindacale e relazioni industriali, ha aperto i lavori con una riflessione che ha tenuto insieme diritto, etica e pratica professionale.
Il suo intervento “Gestire le persone nell’era dell’Intelligenza Aumentata: trasparenza, diritti e nuovi obblighi” ha ripercorso il quadro normativo in costruzione: dal Regolamento UE 2024/1689 (AI Act) alla Legge italiana 132/2025, prima legge-quadro organica sull’IA approvata nel nostro Paese.
Stern ha illustrato la piramide del rischio introdotta dall’AI Act — dai sistemi a rischio inaccettabile, vietati e sanzionati fino a 35 milioni di euro, ai sistemi ad alto rischio che impattano sull’occupazione, fino ai sistemi a rischio minimo — e ha evidenziato come i processi di recruiting, selezione, valutazione e gestione del rapporto di lavoro ricadano già nella categoria ad alto rischio, con obblighi precisi di trasparenza, sorveglianza umana e consultazione sindacale preventiva. Ha poi affrontato il profilo deontologico del consulente del lavoro nell’era dell’IA: l’obbligo di trasparenza verso i clienti, la responsabilità individuale che l’uso degli strumenti digitali non attenua né trasferisce, il valore insostituibile del giudizio professionale.

La chiusura ha lasciato il segno:
«L’AI non sostituirà i consulenti del lavoro. Sostituirà quelli che non cambiano.»
Paolo Stern

Filippo Prataviera, docente universitario e innovation manager esperto in fondi interprofessionali e AI per la formazione, ha sviluppato il secondo intervento “Dall’adempimento al valore: il consulente del lavoro tra competenza e tecnologia” con un taglio orientato alla trasformazione del modello professionale.
Prataviera ha fotografato un settore in movimento: 27.000 consulenti iscritti, il 90% degli studi con meno di cinque addetti, una domanda crescente di servizi integrati che la struttura frammentata del mercato fatica ancora a soddisfare pienamente. E al tempo stesso una finestra di opportunità senza precedenti: il 52% delle grandi imprese ha già adottato strumenti di AI, contro il 17% delle PMI — un gap che il consulente del lavoro è nella posizione ideale per colmare, a patto di ridefinire il proprio baricentro. Meno adempimento, più valore. La formula proposta — 60% AI per raccogliere, ordinare, proporre; 40% professionista per validare, decidere, comunicare — ha offerto una sintesi concreta di un cambiamento di metodo prima ancora che di strumenti.
In chiusura dei lavori, il Direttore Raffaele Modica ha sintetizzato il ruolo di Fondo Conoscenza in una manifestazione di questa portata:
«Il nostro ruolo è creare le condizioni perché questo tipo di confronti qualificati possano avvenire: mettere insieme competenze, costruire occasioni di aggiornamento, accompagnare i professionisti del lavoro nella transizione che stiamo tutti attraversando».
Raffaele Modica
Formazione continua come risposta strutturale
Entrambi gli interventi hanno confermato ciò che Fondo Conoscenza sostiene nella propria programmazione: la formazione continua non è un supplemento opzionale alla trasformazione organizzativa e digitale, ma una delle sue condizioni abilitanti. Siamo chiamati a svolgere un ruolo attivo nell’accompagnare professionisti, studi e imprese nell’aggiornamento delle competenze richieste da un quadro normativo e tecnologico in rapida evoluzione.
Un ruolo che implica progettazione formativa di qualità, presidio dei contenuti e capacità di risposta tempestiva ai bisogni del territorio.

Il Presidente Concetto Parisi ha sottolineato come lo sguardo del Fondo non si fermi al quadro d’insieme:
«Non guardiamo solamente alle trasformazioni sistemiche, guardiamo anche alle micro-competenze emergenti, perché l’IA è già ovunque».
Concetto Parisi
Un posizionamento ribadito anche nel tavolo tecnico sulle politiche attive, dove la formazione continua è stata discussa come strumento strutturale — e non emergenziale — di risposta ai cambiamenti del mercato del lavoro.
Il Festival del Lavoro 2026 è stato, ancora una volta, un luogo fertile per costruire questi ponti.
Ringraziamo il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro,la Fondazione Studi Consulenti del Lavoro per l’organizzazione, e tutti i professionisti che hanno scelto di condividere con noi questo spazio di approfondimento.
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