• La seconda edizione dello EY Italy AI Barometer attribuisce all’Italia una crescita nell’utilizzo dell’AI sul lavoro di 34 punti percentuali tra il 2024 e il 2025.
  • Lo studio realizzato da EY ha coinvolto un campione di oltre 4.900 intervistati, provenienti da 9 Paesi europei, di cui 539 professionisti impegnati in imprese italiane operanti in settori diversi.

L’impatto dell’intelligenza artificiale (AI) sulle economie mondiali è ormai evidente. Le imprese stanno progressivamente accogliendo questa tecnologia, con l’intenzione di sperimentarne il potenziale generativo e trasformativo. Per farlo, occorre dotarsi di strategie ponderate, di un approccio favorevole e aperto all’innovazione, di una visione – fondata sulla conoscenza – riguardo le possibili implicazioni future.

AI nelle imprese: l’Italia tra i primi in Europa

Secondo i dati dell’EY Italy AI Barometer, l’Italia si posiziona tra i primi tre Paesi europei per diffusione dell’AI in azienda, insieme a Spagna e Svizzera, registrando un significativo +34 % per volume di imprese che scelgono soluzioni basate sull’intelligenza artificiale.

Un risultato che racconta di una leadership europea che merita attenzione e sostegno.

Uno sguardo ai dati 

Il 77 % degli intervistati italiani ha già utilizzato soluzioni di AI, con esiti positivi nell’80 % dei casi. I benefici si sono tradotti in risultati misurabili, come ad esempio l’ottimizzazione dei processi, la riduzione dei costi e una maggiore redditività.

Rispetto alle modalità di utilizzo, si stima che il ricorso all’intelligenza artificiale si verifichi principalmente attraverso applicazioni che migliorano la produttività individuale, come la scrittura automatica di testi (60 %), gli assistenti vocali (47 %) e i chatbot (40 %). Allo stesso tempo, gli utenti indicano tra le principali aree di attenzione, anche la sicurezza e la protezione dei dati (53 %), la qualità dell’esperienza utente (40 %) e i costi di implementazione (32,5 %).

Leadership diffusa e formazione continua: le leve dell’innovazione sostenibile

Se da un lato l’AI ha già dimostrato di portare benefici concreti, dall’altro il suo pieno potenziale dipende dalla capacità delle imprese di diffondere una cultura dell’innovazione accessibile e condivisa.

Come osserva Giuseppe Santonato, AI Leader di EY Europe West, colmare il divario di consapevolezza tra leadership e dipendenti diventa una priorità strategica, da affrontare con investimenti mirati in formazione e governance acuta.

La formazione si conferma, infatti, un fattore chiave nella diffusione dell’intelligenza artificiale, ma i dati rivelano un disallineamento tra le aspettative del management e la percezione dei dipendenti. Quasi un dirigente su due ritiene che il personale abbia ricevuto un training adeguato sull’AI, ma solo il 20 % dei lavoratori condivide questa opinione. Un divario che evidenzia la necessità di rafforzare la qualità, l’accessibilità e l’efficacia dei programmi formativi.

Nonostante ciò, cresce la consapevolezza del valore strategico delle competenze: il 64 % dei lavoratori italiani ha già iniziato a formarsi sull’intelligenza artificiale, scegliendo percorsi autonomi (26 %), aziendali (22 %) o combinati (16 %). L’Italia si distingue così come il Paese con la quota più alta di investimento individuale in formazione AI all’interno del campione europeo, davanti a Spagna e Germania.